La coltivazione del grano risale a più di 5000 anni fa, la produzione di questo prezioso alimento ha concorso allo sviluppo di società più organizzate e complesse. L’importanza della sua coltivazione cresce con il passare dei secoli e oggi,grazie al lavoro di tanti piccoli produttori che si stanno impegnando per ridargli valore e territorialità, questa produzione sta riacquisendo importanza.
L’Italia è uno dei principali produttori europei di grano duro destinato alla produzione di pasta, secondo i dati Crea e Coldiretti.Il raccolto previsto nel 2019è in calo rispetto all’anno scorso, soprattutto in Puglia e Sicilia, che da sole rappresentano circa il 40% della produzione nazionale. Il dato positivo è che intanto crescono del 5% la superfici coltivate a grano biologico e che, a poco più di un anno dall’obbligo di indicare l’origine del grano sulle etichette della pasta, il valore del frumento duro in Italia è cresciuto del 20%. Il boom delle paste 100% di grano italiano, con l’obbligo di indicazione di origine in etichetta, diventa quindi elemento di trasparenza che ha portato ad un profondo cambiamento sugli scaffali dei supermercati, dove si è assistito alla rapida proliferazione di marchi e linee che garantiscono l’origine italiana del grano impiegato. Ma torniamo al suo ciclo produttivo; il frumento ha un ciclo di coltivazione annuale che si conclude con la mietitura e la trebbiatura,momenti che hanno sempre rappresentato occasione di festa e appuntamento importante nel calendario agricolo.
Riguardo la mietitura, questa pratica consiste nel taglio della pianta, mentre la trebbiatura coincide con la separazione dei chicchi dalla paglia e dalla pula (involucro dei chicchi dei cereali).In Italia e in particolare nelle regioni del centro sud, questa fase inizia verso la fine di giugno e si conclude verso il 20 luglio,ma ovviamente sono le condizioni climatiche a scandire i momenti di raccolta.